Quattro passi fra le parole

Quattro passi fuori in mezzo al bosco, immersi nella natura.Respirando aria fresca e lasciandoci accarezzare dal tiepido sole. Quattro passi tra le parole servono a spalancare le finestre della mente lasciandoci trasportare dentro un viaggio immaginario. In luoghi magici,inaccessibili dove trovano forma tutti i nostri sogni. O incubi, perché no?

 







Questa mattina mi sono svegliata pensando alla morte o meglio: pensando; dunque essendo vivente. Mi sono ricordata della frase Cogito ergo sum di Cartesio e dal quel momento sono iniziate le mie elucubrazioni mentali del mattino. Mi sono domandata: cosa ti spaventa di più della morte? Tante cose. Non potere più camminare, ammirare un tramonto, bere e mangiare, amare, non vedere più i miei cari ed essergli vicino. Ecco questo ultimo punto è quello che mi ha fatto sentire triste ma subito ho avuto un pensiero ancor più spaventoso: smettere di pensare; questo è ciò che mi spaventa della morte. Non esistere più, non con il corpo ma con la mente. Penso dunque sono, o penso dunque esisto. Sono, esisto: vivo. E quel penso? Cosa significa realmente? Non può essere solo l'elemento che ci contraddistingue dagli animali e dalle cose inanimate. In effetti, quel penso io lo percepisco come forza vitale, energia, anima, soffio di vita. Che non è prerogativa solo degli uomini. Noi abbiamo la tendenza a credere che ciò che è diverso da noi non sia umano ma non per questo non vuol dire che non sia vivente. Gli animali non sono viventi perché non siedono a tavola, non parlano, non lavorano, non amano come noi? No, certo che no. Anche se crediamo che l'uomo derivi dalla scimmia possiamo immaginare che non pensasse? Sicuramente l'uomo delle caverne aveva dei limiti. Se ne incontrassimo uno oggi forse lo considereremo come un animale. Ma aveva comunque dentro di sé questa forza vitale, il pensiero. In qualche misura appartiene anche agli animali. Non dobbiamo credere che, solo per il fatto che esista incomunicabilità con alcune specie queste non abbiamo il pensiero. Non lo sappiamo, non è una certezza. Forse non arriveremo mai ad avere una conoscenza specifica di quello che succede nella mente ma anche loro hanno un soffio vitale. Quel qualcosa dal quale è scaturita la vita. Penso dunque sono. Penso, ho coscienza di me stesso in rapporto al mondo; penso dunque ho sentimenti, che, per me, nascono prima nella mente come pensiero, Idea, poi sono avvertiti tramite il corpo che altro non è che il nostro involucro, una macchina quasi perfetta che aiuta a tradurre il pensiero. Se penso che non ci sarà più il corpo non mi spaventa tanto quanto la cessazione del pensiero.

Il corpo è uno strumento utile: la vista, per esempio, serve per vedere il mondo ma potremmo dire che serve a visualizzare l'Idea del mondo. Può essere che i nostri occhi siano simili a dei proiettori o comunque ci rendono tangibile, concreto, il mondo che altrimenti l'anima non riuscirebbe a vedere. Io credo che in realtà siano proiezioni dell'anima, del pensiero, queste immagini. Penso dunque esisto. Quando moriamo il corpo si disfa e il pensiero? Dove va? Mi piace pensare che la mente, il pensiero, l'anima, esisterà ancora. Ho detto mi piace pensare, allora sarà un inganno della mente o una proiezione di un mondo diverso dove l'anima andrà alla nostra morte?


14 Aprile 2018

 

 

Questa mattina mi sono svegliata, erano le cinque, senza alcun motivo apparente. Credo stessi sognando, anche se non ricordo, perché la mia mente ha cominciato le sue solite elucubrazioni mentali. Così, i dieci comandamenti hanno occupato i miei pensieri. A quel punto non mi è rimasto altro da fare che alzarmi, preparare il caffè e prendere nota di tutti i miei ragionamenti.

Dicevamo, i dieci comandamenti che Dio diede al suo popolo e che sarebbero dovuti servire a noi uomini peccatori per non deviare dalla retta via.

 

 
   
   
   
   
   
   
   
   
   

 

Io sono il Signore Dio tuo:

 

1 Non avrai altro Dio fuori di me

2 Non nominare il nome di Dio invano

3 Ricordati di santificare le Feste

4 Onora il Padre e la Madre

5 Non uccidere

6 Non commettere atti impuri

7 Non rubare

8 Non dire falsa testimonianza

9 Non desiderare la donna d'altri

10 Non desiderare la roba d'altri

   
   
   

Il primo pensiero che ho avuto è stato: perché Dio, che dovrebbe averci creato e dunque si presume che sia un essere superiore e perfetto, ha dovuto darci i dieci comandamenti? Come è possibile che gli uomini abbiano peccato? Ci propinano la storiella di Adamo ed Eva ma se noi veniamo da questo essere perfetto abbiamo in noi una parte di questa perfezione e la perfezione di Dio non può diventare imperfetta o deteriorarsi o macchiarsi con il peccato.

I testi sacri parlano un linguaggio comune, figurato, che gli uomini possono capire perché hanno conoscenza solo del loro mondo e lo conoscono dalla nascita attraverso i sensi. Per esempio: prendiamo un bambino che dalla nascita venga posto in una stanza al buio, da solo. Toccherà il suolo e le pareti con le mani, sé stesso, prendendo confidenza con ciò che ha intorno. Ascolterà i rumori esterni o i passi di chi gli porta da mangiare. Acuirà la vista arrivando a vedere nonostante sia buio. Forse emetterà dei suoni con la bocca perché non conosce il linguaggio e avrà un pensiero primitivo. Per comunicare con lui si dovrebbe stare in quella stanza buia, essere uguale a lui. Conoscerà quel mondo e quello per lui sarà la realtà. Se da adulto lo portassimo nel nostro habitat rimarrebbe sconvolto, penserebbe di essere tra gli alieni, perché per lui ha ragione di esistere solo il suo mondo che ha conosciuto. 

Di conseguenza noi esseri umani abbiamo bisogno di capire le cose attraverso ciò che ci è noto. Per questo la Bibbia è piena di metafore, per parlare il nostro stesso linguaggio e poco importa se non riusciamo a dipanare la matassa o sollevare il velo della verità; ciò che conta, evidentemente, è credere che esiste qualcosa o qualcuno che ci ha dato la vita: che sia Dio, una forza, un'energia, un alieno, un essere spirituale noi ce lo raffiguriamo secondo i nostri canoni mentali. Se pensiamo a qualcuno di etereo vediamo una specie di nebbia che disegna quasi una figura corporea, così gli angeli li vediamo come esseri alati, così Gesù ha dovuto divenire umano per essere quanto di più prossimo ci sia alla nostra razza e solo così farci avere una piena comprensione del rapporto Padre e Figlio che ci lega al nostro Creatore.

Quindi dovremmo accontentarci? Affidare la nostra vita alla fede? Al dogma?

 

Mi sono chiesta come mai i dieci comandamenti inizino parlando proprio di Dio, di come lui sia unico, sia il nostro Signore e noi non dobbiamo avere altri dei all'infuori di lui. Dunque Dio è potente. Grande. Inavvicinabile. Increato. Incomprensibile. Immortale. Perfetto. Io non credo che il primo essere umano abbia potuto peccare. Facciamo un esempio: Dio, o qualsivoglia forma di creatore, è una gigantesca piovra con mille tentacoli è lui stesso il mondo, il cosmo. La sua energia diminuisce verso la periferia e aumenta verso il centro del suo essere ( questo lo devo supporre per forza di cose, per lasciare un margine di ragionamento, altrimenti l'uomo non potrebbe assolutamente essere imperfetto, anzi, saremmo dei). Ammettiamo che l'umanità sia stata creata sulla punta di un suo tentacolo dove la sua energia è minima. Ha! Giustamente pensavo all'energia o qualcosa di simile per giustificare la creazione perché anche che si fosse trattato di un atto volontario della mente avrebbe avuto bisogno comunque di una qualche forma di energia per essere portato a termine ( questo aspetto dell'energia me lo segno perché ho già diverse domande da pormi ma in altra sede). Bene, l'umanità dimora sulla punta di un tentacolo divino. L'umanità ha in sé una parte di perfezione incorruttibile. L'uomo è un'estensione del divino potere. Ecco dunque che Dio è in noi e noi siamo in lui. Come possiamo avere peccato? Come riusciamo a fare del male al nostro prossimo, a commettere omicidi e reati inenarrabili, a calpestare i diritti umani? D'altra parte non possiamo considerare che l'uomo e Dio siano nettamente separati, ossia Lui lassù divino e potente che si è divertito a creare un pianeta abitato e noi sulla Terra abbandonati a noi stessi, non ha senso perché la scintilla creativa di Dio ha sprigionato energia divina e questa è in noi, siamo per forza legati a Dio o in qualsiasi modo voi lo chiamate. I primi due comandamenti mi hanno fatto riflettere: non avrai altro Dio fuori di me. Visto che viene usato il nostro linguaggio devo per forza ragionare intorno a esso. Cosa significano queste parole? A ben vedere, se Dio si preoccupa di questo e ce lo comanda, ci sono altre divinità? Dunque esistono altri mondi? Dio non è il tutto, il cosmo, l'umanità? Personalmente, non lo so. Non so nemmeno se esista un dio. Però, perché Dio ha messo questo comandamento al primo posto? Cosa lo preoccupava se c'è solo lui ed è perfetto? E quel fuori di me o in altri testi all'infuori di me come lo giustifichiamo? Sembrerebbe che c'è un 'fuori' rispetto alla sua persona o natura, che vi siano 'altre' divinità intorno a lui.

Il secondo comandamento: non nominare il nome di Dio invano, anche in questo caso il linguaggio è chiaro. Dio è 'qualcosa' che noi possiamo personificare perché ha un nome, nome che noi diamo a tutte le cose e alle persone così le conosciamo e riconosciamo. Intanto qual è questo nome? Sì, la Bibbia ne parla a cominciare dal tetragramma ebraico, quindi sembra che Dio abbia un nome. Il secondo comandamento sembra che serva per renderlo più simile a noi senza dimenticare di portargli rispetto, per questo non possiamo nominarlo invano. Penso che sia solo un modo per avvicinare il credente a questa figura spirituale; renderlo umano e farlo sembrare un padre usando il nostro linguaggio per rappresentarlo come fosse un capofamiglia che detta le regole in casa sua, provvede ai bisogni dei suoi familiari, impartisce la giusta educazione e punisce quando occorre. Una persona di tutto rispetto. Ma cosa significa? Che Dio è un essere intelligente, che si prende cura di noi quindi agisce, pensa, punisce e perdona quindi ha una coscienza, insomma ci assomiglia. Quindi in noi dovrebbe esserci una parte di divino, non possiamo essere imperfetti peccatori. I primi due comandamenti ci dicono proprio questo: io sono il tuo creatore, tu provieni dalla mia energia, io sono in te al punto che...tu non potrai avere altri dei all'infuori di me. Dunque potrebbe essere che questa frase sottolinei, invece che la molteplicità, l'unicità di Dio.

A questo punto, se credo in Dio, mi domando come sia possibile che l'uomo sia imperfetto e peccatore. Non può essere. Gli avvenimenti descritti nella Bibbia, ricordiamolo, sono allegorici, metaforici, ma non mi danno soddisfazione. Che sia avvenuto qualcosa, a un certo punto, per cui l'uomo da perfetto sia diventato imperfetto faccio fatica a crederlo, come non credo che Dio abbia mandato qualcuno in veste d'uomo a salvare l'umanità. Oppure potrei crederlo se in noi non ci fosse più nulla di divino, a quel punto Dio, che non può manifestarsi in quanto energia allo stato puro, avrebbe bisogno di un intermediario simile all'uomo da inviare tra di noi per riscattare l'umanità (?), ma in che modo? A cosa serve? Anche prima della venuta di Gesù coloro che avevano fede sapevano che dovevano comportarsi in un certo modo per compiacere Dio, per non peccare, per vivere una vita cristiana. Per fondare la Chiesa, forse? Perché Dio avrebbe bisogno di altri esseri imperfetti per prendersi cura, spiritualmente, dei loro simili? Non ha senso visto che Gesù era il Figlio di Dio, espressamente inviato da lui, nato da una vergine( a sottolineare la purezza). Non ha senso nemmeno che lui sia il fondamento della cristianità perché tutto ciò che si erige al di sopra di quel fondamento è impuro. Non penso che si possano lavare i peccati con la fede perché se così fosse vorrebbe dire che l'uomo non ha l'anima, e invece ci dicono che la fede salvi l'anima. Se abbiamo l'anima questa è perfetta, è quella parte di divino che ci lega a Dio ( in relazione all'anima ci sono diversi credi, alcuni di questi sostengono che vi siano diversi tipi di anima, che l'uomo sia formato da tre anime principali e altre due, più simili a Dio, siano possedute da pochi eletti). Sono convinta che nell'uomo ci sia qualcosa di speciale, meno convinta che vi sia un creatore o quanto meno che sia un dio, ma siamo imperfetti nella carne e si direbbe perfetti nello spirito, o nell'anima, che a questo punto ritengo non possa avere influenza particolare su di noi, ossia non interviene negli affari umani. L'anima non è la coscienza, è altro. Insomma, sono sempre più convinta che da esseri perfetti non avremmo mai potuto cadere nel peccato. Siamo stati creati già difettosi? E che senso avrebbe? Sarebbe un creatore sadico e cattivo. Forse è molto più semplice trovare una parvenza di risposta nel processo evolutivo. Però mi affascinano i testi sacri e penso che a qualcuno possano essere serviti. Bene, per oggi ho finito le mie elucubrazioni, gli ingranaggi fumano, ma ho molto materiale che sarà oggetto di elucubrazioni future!